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SORVEGLIANZA SANITARIA IN AGRICOLTURA

lavori in agricolturaSORVEGLIANZA SANITARIA IN AGRICOLTURA.

In Italia ci sono circa 1.600.000 aziende agricole e 3.800.000 lavoratori, poco più di cento infortuni mortali all’anno e una diminuzione, dal 2008 al 2012, del 20% degli infortuni totali. Ma con un indice di incidenza, relativo agli infortuni, in agricoltura del 0.1 (in confronto a servizi 0.02 e industria 0.06).

Gli atti dell’intervento, che vi invitiamo a visionare integralmente, riportano poi diverse tabelle relative a:

– malattie professionali denunciate in agricoltura;

– dati sulle intossicazioni da fitosanitari;

– distribuzione per classe chimica delle intossicazioni accidentali;

– risultati dell’art. 40 all. 3B del 2013 (agricoltura).

 

L’intervento di Manuela Peruzzi e Claudio Colosio che sottolinea come in Italia in agricoltura:

– conduttore, coniuge, collaboratori familiari: sono esclusi dall’obbligo di sorveglianza sanitaria (vedi art. 21 del D.Lgs. 81/2008)[i]

– lavoratori saltuari a tempo determinato e stagionali: sorveglianza sanitaria semplificata;[ii]

– lavoratori in forma continuativa e lavoratori non assunti dall’azienda: sorveglianza sanitaria classica;

– lavoro sommerso: ???

E dunque, come già indicato a inizio articolo una larga parte della popolazione agricola è “esclusa dall’obbligo giuridico di sorveglianza sanitaria”.

 

L’intervento si sofferma anche sulle semplificazioni in materia di sorveglianza sanitaria e di formazione per lavoratori stagionali con riferimento al Decreto Interministeriale del 27 marzo 2013 e al Decreto legge n. 69 del 21 giugno 2013.

 

L’intervento, che si sofferma su alcuni aspetti della semplificazione della sorveglianza sanitaria (s.s.) in agricoltura, ricorda che per gli stagionali la s.s. non deve essere intesa “come limitazione del diritto occupazionale, ma deve scaturire da un reale processo di valutazione e di completamento delle misure di tutela che l’azienda anticipatamente deve prevedere e realizzare per mitigare il rischio”. L’obiettivo, in definitiva, “non è solo allargare la platea ma valorizzare e rendere efficace la sorveglianza sanitaria verso tutti quei lavoratori agricoli che sono esposti a specifici fattori di rischio. Compresi quei lavoratori che lavorano nel sommerso che sfuggono ai dati ufficiali perché in nero o perchè occasionali per i quali la risposta va data con una forte azione di contrasto del lavoro nero, e delle altre forme di illegalità con alleanze con altri enti ed istituzioni”.

 

Serve una s.s. mirata “ai lavoratori esposti a livelli di rischio significativo” e in questo percorso “occorre individuare mansioni con studio/verifica dei profili di rischio dei lavoratori relativi alle fasi di lavoro agrario e per gli stagionali specifici e correlati alle tipologie di raccolta con il supporto di banche dati e di valutazioni standardizzate”.

 

E l’accesso volontario alla s.s. per i lavoratori agricoli impegnati in aziende a conduzione familiare, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori (art. 21 D.Lgs. 81/2008) deve portare all’estensione non alla limitazione dell’obbligo, deve essere visto come un’opportunità.

Bisogna insomma promuovere l’accesso dei lavoratori alla sorveglianza sanitaria.

 

Riguardo alla sorveglianza sanitaria basata su specifici profili di rischio i relatori riportano alcuni esempi comprensivi di fattori di rischio e modalità di sorveglianza:

– esempio 1: addetti alla suinicoltura;

– esempio 2: addetti allevamento di ovicaprini;

– esempio 3: addetti ad acquacoltura;

– esempio 4: addetti allevamento di bovini mungitori e capistalla;

– esempio 5: allevatori avicoli;

– esempio 6: manutentori del verde;

– esempio 7: applicatori di antiparassitari;

– esempio 8: addetti alla raccolta di frutta e verdura.

 

Infine l’intervento si sofferma sulle politiche vaccinali e riporta indicazioni su alcune patologie:

– tetano;

– encefalitite da zecche;

– febbre Q.

 

Concludiamo ricordando che riguardo all’encefalitite da zecche, una “malattia virale del sistema nervoso centrale, causata da un arbovirus del genere Flavivirus”, in Italia dal 1994 al 1999 sono stati identificati 35 casi. Nell’intervento si segnala inoltre che la vaccinazione è “indicata per le categorie professionali più a rischio di punture di zecche: boscaioli, contadini, forestali, guardiacaccia, residenti in zone endemiche”.

 

“ La sorveglianza sanitaria in agricoltura”, a cura di Manuela Peruzzi (Spisal Ulss 20 Verona – Referente Piano Regionale Veneto Agricoltura) e Claudio Colosio (Centro internazionale per la Salute Rurale dell’AO San Paolo, Polo Universitario, di Milano e Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano).

 

 

[i] (Disposizioni relative ai componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile e ai lavoratori autonomi)

  1. I componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, i lavoratori autonomi che compiono opere o servizi ai sensi dell’articolo 2222 del codice civile, i coltivatori diretti del fondo, i

soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, gli artigiani e i piccoli commercianti devono:

a) utilizzare attrezzature di lavoro in conformità alle disposizioni di cui al titolo III;

b )munirsi di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III;

c) munirsi di apposita tessera di riconoscimento corredata di fotografia, contenente le proprie generalità, qualora effettuino la loro prestazione in un luogo di lavoro nel quale si svolgano attività in regime di appalto o subappalto.

  1. I soggetti di cui al comma 1, relativamente ai rischi propri delle attività svolte e con oneri a proprio carico hanno facoltà di:

d) beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo le previsioni di cui all’articolo 41, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali;

e) partecipare a corsi di formazione specifici in materia di salute e sicurezza sul lavoro, incentrati sui rischi propri delle attività svolte, secondo le previsioni di cui all’articolo 37, fermi restando gli obblighi previsti da norme speciali.

 

[ii] Art. 1 – (Campo di applicazione)

  1. Le disposizioni del presente decreto si applicano nei confronti dei lavoratori stagionali che svolgono presso la stessa azienda un numero di giornate non superiore a cinquanta nell’anno, limitatamente a lavorazioni generiche e semplici non richiedenti specifici requisiti professionali.
  2. Il presente decreto si applica anche nei confronti dei lavoratori occasionali che svolgono prestazioni di lavoro accessorio di cui all’articolo 70 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, che svolgano attività di carattere stagionale nelle imprese agricole.

Art. 2 – (Semplificazioni in materia di sorveglianza sanitaria)

  1. In relazione alle lavorazioni di cui al comma 1 dell’articolo 1, ad eccezione di quelle che comportano esposizione a rischi specifici, in relazione ai quali deve essere garantita la effettuazione della sorveglianza sanitaria, gli adempimenti in materia di controllo sanitario si considerano assolti, su scelta del datore di lavoro, senza aggravi di costi per i lavoratori, mediante visita medica preventiva, da effettuarsi dal medico competente ovvero dal dipartimento di prevenzione della ASL.
  2. La visita medica preventiva di cui al comma 1 ha validità biennale e consente al lavoratore idoneo di prestare, senza la necessità di ulteriori accertamenti medici, la propria attività di carattere stagionale, nel www.prevenzionedoc.it info@prevenzionedoc.it 2 limite di 50 giornate l’anno, effettuate anche presso altre imprese agricole, senza la necessità di ulteriori accertamenti medici.
  3. L’effettuazione e l’esito della visita medica devono risultare da apposita certificazione.
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